Come mantengono la forma fisica gli atleti d'élite, evitano gli infortuni e allo stesso tempo migliorano le loro prestazioni? Quali metodi moderni utilizzano i fisioterapisti per restituire forza, mobilità ed equilibrio a una persona?
Abbiamo ricevuto risposte a queste e molte altre domande durante l'esclusivo masterclass con Roman Jahoda, rinomato fisioterapista, terapista sportivo e allenatore, che da anni applica con successo le sue conoscenze collaborando con atleti di alto livello, arbitri UEFA, il team Alinghi e piloti di Formula 1, soprattutto come terapista personale di Ralf Schumacher.
Al seminario intitolato "Dalle basi alla specificità – prevenzione degli infortuni, riabilitazione e prestazioni sportive", tenutosi presso la Università Alma Mater Europaea di Maribor e Lubiana, Jahoda ha presentato la sua filosofia del movimento e l'approccio alla performance fisica, che va oltre i tradizionali confini dell'allenamento sportivo e della riabilitazione.
"Un allenamento efficace, sia nel contesto dello sport d'élite, dell'attività ricreativa o della riabilitazione, non può basarsi solo sulla ripetizione di movimenti specifici dello sport o sulla concentrazione su singoli gruppi muscolari. La chiave per un progresso duraturo, la prevenzione degli infortuni e il miglioramento del benessere generale risiede nella comprensione del corpo umano come un'unità funzionale," ha sottolineato Jahoda.
Con numerosi partecipanti entusiasti ha condiviso approcci pratici alla mobilizzazione, stabilizzazione, allenamento funzionale, terapia attiva e processi riabilitativi individualizzati. Ha evidenziato in particolare l'importanza delle componenti fondamentali del movimento: mobilità, flessibilità, stabilità, forza, propriocezione e coordinazione, spesso trascurate negli allenamenti unilaterali, che portano a schemi compensativi e sovraccarichi di determinate strutture.
"La fisioterapia e il processo di allenamento non devono basarsi solo sul trattamento sintomatico. La postura, la mobilità della colonna toracica, la funzionalità dell'articolazione dell'anca e la coordinazione muscolare giocano un ruolo chiave nella comprensione della causa del problema," ha aggiunto.
Il suo approccio è strutturato ma allo stesso tempo flessibile – orientato all'individuo, ai suoi obiettivi, capacità e limitazioni. Secondo lui, il compito del terapista o allenatore è saper ascoltare attentamente il corpo e scegliere adeguatamente gli esercizi, la loro difficoltà e il momento nel processo di progresso.
"Il mio obiettivo non è solo eliminare il dolore o migliorare il risultato. Il mio obiettivo è che ognuno senta la forza e la libertà del proprio movimento," afferma Jahoda.
I partecipanti hanno potuto comprendere in prima persona quanto sia importante vedere il corpo come un'unità connessa e come, con la conoscenza adeguata e un lavoro mirato, ogni individuo, atleta o paziente possa raggiungere le proprie massime capacità.