Alma Mater Europaea da Maribor porta a Graz un messaggio chiaro: il futuro delle università europee risiede nella collaborazione, non nei confini. All'Università di Medicina di Graz, nell'ambito dei Ponti universitari europei, hanno contribuito al dialogo sui contenuti il rettore di Alma Mater Europaea, prof. dr. Ludvik Toplak, e la prof.ssa associata dr.ssa Barbara Toplak Perović, preside della Facoltà ECM. In questa occasione, il legame tra Maribor e Graz ha ottenuto anche un simbolo duraturo: una scultura dedicata alle donne nello spazio pubblico europeo.
L’iniziativa Ponti universitari europei collega università, città e persone attraverso la scienza, la cultura e l’arte. Al suo centro vi è l’idea dell’università come spazio aperto di conoscenza e dialogo, che supera i confini nazionali e disciplinari e assume un ruolo attivo nella costruzione di uno spazio europeo comune.
L’Europa ha bisogno di ponti universitari
Nel suo discorso, il rettore di Alma Mater Europaea prof. dr. Ludvik Toplak ha sottolineato che oggi il collegamento tra università va oltre la collaborazione accademica e sta diventando una parte importante di una più ampia responsabilità nei confronti della società europea.
«Il progetto Ponti universitari europei si impegna a costruire ponti tra università, città, popoli e Stati. Sono proprio questi i ponti di cui oggi ha bisogno l’Europa centrale: ponti fondati sulla pace, sul rispetto reciproco, sul benessere, sulla responsabilità per il nostro futuro comune e sullo sviluppo sostenibile,» ha sottolineato il prof. dr. Ludvik Toplak.
Maribor e Graz sono, in questo senso, spazi naturali di collegamento. La vicinanza tra le due città non si misura soltanto in chilometri, ma anche nei legami storici, culturali e accademici, che offrono numerose opportunità per un’ulteriore collaborazione.
Il prof. dr. Ludvik Toplak ha quindi evidenziato anche l’importanza di una collaborazione più stretta tra Alma Mater Europaea e l’Università di medicina di Graz, in particolare nel collegamento tra medicina e discipline umanistiche, tra scienza e cultura, nonché tra tradizione e innovazione.
Le donne che hanno cambiato lo spazio accademico europeo
Un importante focus contenutistico dell’incontro è stato dedicato al ruolo delle donne nella scienza, nello spazio accademico e nella società più ampia.
Graz occupa un posto speciale nella storia dell’inclusione delle donne in medicina. Nel 1900 le donne furono ammesse per la prima volta come studentesse ordinarie di medicina a Graz e, cinque anni dopo, la dott.ssa Oktavia Aigner-Rollet divenne la prima donna a esercitare la professione medica in Stiria.
Un legame particolare tra le città europee e gli ambienti universitari è rappresentato dal percorso di vita della dott.ssa Klara Kukovec. Nata in Ucraina, si è formata in Svizzera, ha conseguito il dottorato a Graz, ha esercitato la sua professione a Trieste e in seguito si è stabilita a Maribor.
Il prof. dr. Ludvik Toplak ha evidenziato il suo eccezionale percorso di vita come simbolo di un ponte universitario europeo, un ponte che supera i confini statali, le lingue e le culture e mostra come la conoscenza, l’istruzione e le persone abbiano da tempo collegato lo spazio europeo.
Non basta aprire le porte
La rettrice dell’Università di medicina di Graz, prof. dr. Andrea Kurz, ha parlato anche della posizione delle donne nel moderno ambiente accademico. Ha sottolineato che l’uguaglianza nella scienza non significa soltanto garantire alle donne l’accesso allo spazio accademico e alle posizioni dirigenziali. È fondamentale anche creare un ambiente di fiducia, sostegno e incoraggiamento, nel quale le donne possano sviluppare pienamente le proprie conoscenze e capacità e contribuire attivamente a plasmare il futuro della scienza.
Questa responsabilità è strettamente legata alla missione delle università contemporanee. In quanto spazi di conoscenza, ricerca e pensiero critico, esse svolgono un ruolo importante nella creazione di un ambiente accademico in cui prospettive ed esperienze diverse contribuiscono al progresso scientifico. La questione della posizione delle donne nella scienza non è quindi solo una questione di rappresentanza, ma anche di qualità, apertura e sviluppo futuro dello spazio accademico.
Ha anche una particolare valenza simbolica il fatto che l’opera d’arte dedicata alle donne nello spazio pubblico europeo abbia trovato il suo posto in un’università che, per la prima volta nella sua storia, è guidata da una donna.
L’arte come simbolo duraturo di collegamento
L’idea dei Ponti universitari europei ha assunto a Graz anche una forma visibile e duratura. Nel campus dell’Università di medicina di Graz è stata solennemente inaugurata la scultura Rheinnymphen dello scultore sloveno Andrej Gaberi, dedicata alle donne nello spazio pubblico europeo.
In occasione dell’inaugurazione solenne si è rivolta ai presenti anche la prof.ssa associata dr. Barbara Toplak Perović, preside della Facoltà ECM di Alma Mater Europaea, che ha sottolineato il ruolo importante delle donne nella scienza e nello spazio accademico. Il loro contributo non è importante solo dal punto di vista di una rappresentanza paritaria, ma soprattutto per le conoscenze, il lavoro di ricerca, le nuove prospettive e le idee con cui contribuiscono a plasmare lo sviluppo delle università e della società in senso più ampio.
In questo contesto, la scultura va oltre la sua dimensione artistica. Diventa simbolo di uno spazio accademico in cui le donne contribuiscono attivamente a plasmare la scienza, assumono ruoli di responsabilità e di leadership e, con le loro conoscenze, contribuiscono allo sviluppo delle future generazioni.
La scultura è stata solennemente inaugurata dalla prof. dr. Andrea Kurz e da Andrej Gaberi.
L’opera d’arte fa parte di una rete più ampia che collega le città universitarie europee e trasferisce l’idea di collaborazione anche nel loro spazio pubblico. In questa occasione, il prof. dr. Ludvik Toplak ha espresso il desiderio che la scultura diventi un simbolo duraturo del ponte tra Graz e Maribor, tra Austria e Slovenia e tra le università dell’Europa centrale.
Ponti che collegano le persone
Il collegamento tra università, città e Stati acquisisce il suo vero significato quando pone la persona al centro. Ed è proprio in questo che l’idea dei Ponti universitari europei incontra la missione di Alma Mater Europaea e il suo motto »It's About People« – »Si tratta delle persone«.
Per Alma Mater, la cooperazione accademica internazionale non è solo un collegamento tra istituzioni, ma soprattutto un collegamento tra persone, conoscenze e idee. Le università creano uno spazio in cui si incontrano discipline, culture e generazioni diverse e cercano insieme risposte alle sfide della società contemporanea.
Anche il prof. dr. Ludvik Toplak ha sottolineato che, nonostante il rapido sviluppo della medicina, della scienza, dell’istruzione e della tecnologia, al loro centro deve sempre rimanere la persona.
L’incontro di Graz non è stato quindi solo un collegamento simbolico tra due città universitarie. Ha messo in evidenza la più ampia visione accademica sostenuta da Alma Mater Europaea: una conoscenza che supera i confini, una collaborazione che unisce e un’università che comprende il proprio ruolo come responsabilità verso la persona e verso il futuro europeo comune.
Come ha concluso a Graz il rettore di Alma Mater Europaea prof. dr. Ludvik Toplak:
»Che l’evento di oggi sia un ponte tra due università, due città, tra persone e generazioni. Un ponte che porti nel nostro comune futuro europeo conoscenza, amicizia e rispetto reciproco.«