In un periodo di guerre in aumento, tensioni geopolitiche e rapidi sconvolgimenti tecnologici, gli scienziati avvertono che il mondo ha urgente bisogno di nuove forme di cooperazione internazionale.
Di questo hanno discusso i partecipanti alla sessione plenaria della conferenza scientifica internazionale It’s About People 2026 (Za človeka gre 2026), che si svolge presso l’Università Alma Mater Europaea di Maribor in collaborazione con l’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti (EASA) e la World Academy of Art and Science (WAAS).
La conferenza, nella prossima settimana, riunirà più di 300 ricercatori provenienti da circa 40 Paesi e i dibattiti si concentrano su come scienza, politica e società civile possano rispondere insieme alle principali sfide del mondo contemporaneo – dalle guerre e dalle crisi democratiche all’intelligenza artificiale e ai cambiamenti sociali.
La scienza come spazio di dialogo in un tempo di incertezza globale
Il rettore dell’Università Alma Mater Europaea prof. dr. Ludvik Toplak ha sottolineato la particolare responsabilità delle istituzioni accademiche in tempi di crisi globali: «In un periodo di grandi tensioni globali e incertezza è particolarmente prezioso ascoltare le istituzioni scientifiche, che superano le divisioni politiche e si fondano su conoscenza, dialogo e responsabilità verso l’umanità». Secondo lui, le reti accademiche internazionali, come l’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti e la World Academy of Art and Science, hanno un ruolo chiave nell’elaborare risposte ponderate e di lungo periodo alle sfide globali.
Il futuro dell’Europa e la responsabilità della scienza
Ospite speciale della sessione plenaria è stato prof. dr. Klaus Mainzer, presidente dell’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti, che nella sua lectio ha evidenziato l’importanza di collegare diversi ambiti scientifici nella costruzione del futuro dell’Europa. Le sfide contemporanee – dall’intelligenza artificiale alle trasformazioni sociali – richiedono approcci interdisciplinari che uniscano scienze naturali, tecnologia, discipline umanistiche e scienze sociali.
«In tempi di conflitti globali, le accademie scientifiche hanno una particolare responsabilità sociale ed etica. Le persone che collaborano per risolvere i problemi comuni dell’umanità non si sparano addosso, ma cercano insieme soluzioni alle vere sfide del nostro mondo», ha detto Mainzer.
Un mondo in un periodo pericoloso: come prevenire nuovi conflitti
L’intervento principale della conferenza è stato tenuto da Jonathan Granoff, presidente del Global Security Institute, membro della World Academy of Art and Science e consigliere senior presso le Nazioni Unite del Segretariato permanente dei Summit mondiali dei Premi Nobel per la pace, che ha analizzato l’attuale situazione geopolitica e ha messo in guardia dai pericoli di una nuova fase di instabilità globale.
«Ogni giorno mettiamo a rischio il tessuto stesso della vita sul nostro fragile e prezioso pianeta, pur avendo a disposizione strumenti per un’era di pace e abbondanza. Riuniamo insieme questi strumenti e facciamo niente di meno che salvare l’umanità», ha sottolineato Granoff.
Global Peace Offensive – un’iniziativa per la pace
Alla conferenza è stata presentata anche l’iniziativa Global Peace Offensive, sviluppata da WAAS, EASA e dall’Università Alma Mater Europaea con l’obiettivo di mettere in rete scienziati, diplomatici e società civile nella prevenzione dei conflitti.
Il vicepresidente della World Academy of Art and Science Donato Kiniger-Passigli ha evidenziato che costruire una pace duratura è un processo di lungo periodo: «La pace è un lungo cammino; non può essere creata dalle armi né può essere raggiunta con una sola firma. Dobbiamo costruirla riducendo le tensioni, con il dialogo, la cooperazione e la ricostruzione della fiducia tra le persone».
Come sottolinea anche la ricercatrice sui processi di pace Thania Paffenholz: «La pace non nascerà soltanto dagli accordi: richiede un’offensiva comune di coraggio politico, mobilitazione sociale e percorsi inclusivi verso la pace».
Democrazia sotto pressione: l’ingerenza straniera nella politica è più complessa di quanto sembri
I dibattiti della conferenza hanno toccato anche le questioni della tutela dei processi democratici in un’epoca di minacce ibride e manipolazioni digitali. Il politologo britannico Michael Pinto-Duschinsky, governatore fondatore della Westminster Foundation for Democracy, ha richiamato l’attenzione sulla complessità delle influenze politiche internazionali. «I legami tra Stati sovrani sono così variegati e ampi che è difficile immaginare la fine dell’ingerenza internazionale», ha sottolineato. Secondo lui, anche le soluzioni legislative dovranno essere complesse quanto i canali d’influenza che cercano di limitare.
L’intelligenza artificiale sostituirà i medici?
La conferenza ha aperto anche il tema del futuro della medicina nell’era digitale. La dott.ssa Alena Kobesova ha avvertito che il progresso tecnologico non deve sostituire l’essenza umana della medicina: «La vera missione della medicina moderna non è solo prolungare la vita, ma aggiungere vita agli anni. La tecnologia può aiutarci in questo, ma l’essere umano deve rimanere al centro dell’assistenza sanitaria».
A suo avviso, l’intelligenza artificiale e la tecnologia medica avanzata offrono straordinarie possibilità per diagnosi e trattamento, ma il ruolo del medico resta fondamentale. «Gli strumenti diagnostici più importanti restano le mani, gli occhi e la comprensione dell’intero paziente da parte del medico. La tecnologia dovrebbe confermare una visita accurata, non sostituirla», ha detto.
Maribor come crocevia internazionale del dialogo scientifico
La conferenza It’s About People 2026 prosegue con una serie di panel tematici dedicati all’intelligenza artificiale, alla sanità, alla salute mentale dei giovani, alla società digitale e alle sfide di una popolazione che invecchia.
La collaborazione tra l’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti e la World Academy of Art and Science conferisce alla conferenza una marcata dimensione internazionale e apre lo spazio a un più ampio dialogo accademico sul futuro della pace, della democrazia e dello sviluppo centrato sulla persona.
Così, per una settimana, Maribor diventa uno dei principali palcoscenici internazionali per il dibattito sul futuro della cooperazione globale e dello sviluppo responsabile.