In un mondo in cui il progresso tecnologico corre più veloce della nostra capacità di riflessione etica, ci troviamo di fronte a un paradosso: più perfezioniamo le armi, meno sicurezza in realtà godiamo.
Jonathan Granoff, presidente del Global Security Institute, fiduciario della World Academy of Art and Science, consigliere senior e rappresentante presso le Nazioni Unite del Segretariato Permanente dei World Summit of Nobel Peace Laureates, firmatario dell’Iniziativa per un’Offensiva Globale per la Pace, nel suo incisivo intervento avverte che ci troviamo a un bivio, in cui le decisioni di pochi plasmano il destino dell’intera umanità e della “rete della vita” di cui facciamo parte.
La cruda matematica della disuguaglianza
La realtà di oggi è sconvolgente: il 50% della popolazione mondiale si divide meno del 2% della ricchezza globale. Mentre le madri nelle regioni più povere del mondo decidono ogni giorno quale figlio riceverà abbastanza calorie per sopravvivere alla settimana, la spesa mondiale per gli armamenti raggiunge la vertiginosa cifra di 2,5 trilioni di dollari.
Granoff mette in evidenza un dato brutale: per eliminare completamente la povertà estrema servirebbero meno di 18 miliardi di dollari. Il problema, dunque, non è di natura tecnica né una mancanza di risorse. Il punto è che, come civiltà, abbiamo dimenticato il “perché”: lo scopo della conoscenza dovrebbe essere prendersi cura delle persone. Invece di parlare soltanto di espandere la coscienza, Elon Musk e altri visionari dovrebbero parlare di espandere la coscienza morale.
Dal reciproco all’autodistruzione (SAD)
Durante la Guerra fredda vigeva la dottrina MAD (Mutually Assured Destruction – distruzione reciproca assicurata). Oggi, con 13.000 testate nucleari nelle mani di nove Paesi, siamo passati alla fase SAD (Self Assured Destruction – autodistruzione assicurata) . Basterebbe l’uso di un misero 2% di questo arsenale per sollevare nella stratosfera abbastanza fuliggine da distruggere l’agricoltura e, con essa, le fondamenta della nostra civiltà.
La sicurezza degli Stati, così come la conosciamo dal XVII secolo in poi, è diventata obsoleta se non include la sicurezza umana. “La fiducia è la valuta della sicurezza del nostro pianeta”, sottolinea Granoff. Quando la fiducia scompare, viene sostituita dalla paura, che conduce al riarmo – e questo non fa che approfondire la spirale di comportamenti irrazionali.
Quando la diplomazia vince la paura
Nonostante le cupe previsioni, la storia offre ricette di successo. Sapevate che Richard Nixon ordinò unilateralmente la distruzione delle armi biologiche, cosa che in seguito portò a un divieto internazionale? Oppure che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, nel pieno della Guerra fredda, collaborarono scientificamente per sradicare la poliomielite?
Questi esempi dimostrano che la scienza non è neutrale, ma deve essere responsabile di fronte alla morale e al diritto. Granoff invoca “briglie” simili anche nel campo dell’intelligenza artificiale, che al momento non comprendiamo ancora pienamente e non abbiamo sotto controllo.
La regola d’oro per il XXI secolo
Per sopravvivere, abbiamo bisogno di un nuovo principio etico: “Trattiamo le vite e il benessere delle generazioni future come vorremmo che si trattasse noi”. Non abbiamo alcun diritto morale o giuridico di distruggere, per la nostra avidità, i processi rigenerativi della natura.
L’appello di Granoff per un’“offensiva globale per la pace” non è solo un desiderio utopico, ma una necessità pratica. Come è scritto nel Manifesto Einstein-Russell: “Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto”. Siamo solo un filo nella rete della vita: se distruggiamo la rete, distruggiamo noi stessi.
Oggi la pace non è soltanto assenza di guerra, ma cooperazione attiva, costruzione della fiducia e un impegno inesauribile verso il futuro dei nostri figli.